martedì 10 marzo 2009

Impagliare le seggiole



Augusto era l'ultimo che impagliava ancora seggiole a Porchiano. Ora ha smesso perché mi ha trasmesso l'arte. Io però già dapprima, a onor del vero, quasi avevo impagliato, con del filo spinato, la famosa seggiola pieghevole della Mostra Biennale Internazionale dell'Arte Tessile a Chieri. Poi, sempre con il filo spinato, quasi avevo impagliato anche le tre Poltrone del Buon Governo per il Giardino di Daniel Spoerri, che è un celebre parco dell'arte contemporanea. Però tecnicamente, non impagliavo ancora, cioè non intessevo a mano direttamente sul telaio della sedia. Tessevo invece a mano il mio filo spinato sul telaio di una volta, quello dei nostri vecchi contadini. Soltanto dopo fatto, trasferivo il mio tessuto sopra il telaio di quelle importantissime poltrone. Che sono reputate opere d'arte, di arte tessile e contemporanea.
Ora il mio amico, collega e sponsor, Luigi Bonotto mi rivela che il messaggio autentico di Fluxus è che gli artisti dovrebbero creare degli oggetti per l'uso quotidiano. Sinceramente, non me n'ero mai accorto, pur avendo incontrato di persona più di un'artista Fluxus, oltre che le loro opere. Sarà o no, son d'accordo con l'uso quotidiano dell'arte. Non per vantarmi, ma la mia prima mostra, nel lontano 1978, si intitolava proprio "Tessuti Quotidiani". Poi anche Bruno Munari mi ha insegnato che "dove tutto è arte, nulla lo è". Oggi purtroppo sembra un utopia, però non è sempre sembrato così, a sentire il Docente di Estetica Mario Perniola, Il quale ci racconta che fino al Medio Evo, non esisteva il concetto moderno di "Arte". Perché non si faceva alcuna differenza tra chi dipingeva quadri e chi faceva delle sedie: erano tutti chiamati artisti, come dire artefici o artigiani. Anche se in certi casi, la pittura era sicuramente più pregiata.

Insomma Augusto stava a impaglià le seggiole proprio nella cantina di faccia a casa mia. Augusto mi spiegò che anticamente, qui a Porchiano si impagliava con la "scarsa", che si chiama altrove "scaggia", però non saprei qual'è nome botanico. Era una pianta coltivata apposta, dalla quale si cava una fibra la quale, una volta essiccata e ritorta eccetera eccetera... ma che oggi si trova trova raramente: la scarsa è scarsissima. Si trova invece una sua imitazione, che è però una pugnetta, perché la fanno in Cina con la carta. Allora Augusto impaglia sue sedie con lo spago da presse, che sarebbe una corda di plastica per legare le presse di paglia o di fieno: è il moderno Spago Agricolo in Polipropilene. Che, a differenza dell'antica scarsa, è disponibile in vari colori: bianco, arancio, viola e celeste. Così Augusto ha potuto comporre delle impagliature policrome, senza neanche che gli fossero ordinate da chi volesse rimettere una sedia. Infatti Augusto non riciclava solo tutti gli spaghi vecchi delle presse sballate, recuperava pure tutte le vecchie sedie abbandonate presso i cassonetti. E poi creava, se può dirsi così, perché potrebbe anche essere proibito dalla Chiesa, dallo Stato o dal Partito o anche, per procura dai Curatori Artistici.

Io intanto, me bel bello, mi ripropongo come curatore d'arte e organiizzo l'evento epocale dello SDAP, che in sigla, sarebbe una mostra sullo Stato Dell'Arte A Porchiano. E ci installo anche una seggiola di Augusto, ma col sedile ritto come un quadro, così si può intuire che è un'opera d'arte. Poi, siccome ho anche un po' il tarlo del collezionista, chiedo all'Artista se mi impaglia una sedia con gli spaghi da pressa di tutti i colori. L'Artista mi risponde che prima, dovrei procurargli una sedia. Ho trovato subito per via una sedia sfasciata, senza più lo schienale e col sedile rivestito in skay, che sarebbe la vil pelle o vinilpelle. La consegno a ad Augusto che però poi decide che il sedile di vil pelle è ancora bono e dunque sarebbe un peccato guastarlo. per rimetterci una nuova impagliatura. Ha soltanto segato i montanti superstiti dello schienale e me l'ha restituita gratis come ottimo sgabello.
Non ho avuto il coraggio di dirglielo ma ho portato il suo sgabello alla discarica, Dove però ho trovato un sedia finto-antica, senza sedile ma con tutto lo schienale, e ho portato ad Augusto anche questa. Allora lui mi ha detto: "Perché non la fai da te? Avrai già visto bene come le faccio io!". Di conseguenza, mi sono dovuto arrangiare a rimettermi la seggiola da me. Quando il Maestro l'ha vista finita, ha detto che un lavoro fatto bene. Ora quando gli domandano di rimettere una seggiola, manda a tutti da me, perché dice che a lui gli non va più. E io glie le rimetto, sì che le rimetto.

Così in Facoltà di Tessere si accenderà un nuovo Corso di Studi: Impaglio a Spago Agricolo in polietilene. So che è brutto, ma se approvano il Progetto Pilota in Comunità Europea, si reintroduce pure la coltura tradizionale della Scarsa con tutta la sua Filiera ecologica, di altissimo pregio culturale e con indubbi ricaschi economici ed occupazionali. Tante autentiche seggiole rustiche! per l'arredo rustico degli agriturismi, per le villette e seconde case!... altro che il pollificio, o la centrale a gas ricavato del mais fatto marcire, a Porchiano.

1 commento:

Eva Basile ha detto...

Bravo Lux, sempre brillante la tua prosa. Mi piace il finale in crescendo rossiniano ... progetto pilota della Comunità Europea... perché no?