lunedì 25 marzo 2013

Jail Rugs on Tapestry Topics, quarterly review of the American Tapestry Alliance

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domenica 3 febbraio 2013

Auto Vintage 1978-80

trittico 1978 dittico 1978 Trio detail Trio 1980

Lana con tinture naturali su ordito in cotone

Tappeti, automobili e sedie

note a margine di Cop-Rici-Sedile

Sul finire del secolo scorso, mi recavo nel Nepal per rintracciare un brigante di Venezia, e tintore di lane con erbe himalayane, che tesseva degli splendidi tappeti a Katmandu, all'insegna de Fontego (o fondaco) dei Tartari. Uscito di aeroporto, entrai in un taxi che aveva sui sedili dei piccoli tappeti, annodati a mano. Lo interpretai come un fortunato auspicio ma poi mi resi conto che questi tappetini stanno proprio dentro tutti i taxi nepalesi.
Vent'anni dopo, arrivo nel Sahara algerino e cii trovo altri tappeti nei ai fuoristrada dei profughi-autisti Saharawi, che mi portano a tessere per un nefando progetto di cooperazione (LINK).
Prima ancora di incontrare autisti Nepalesi e Saharawi, ho avuto mio padre che, di mestiere, stava molto al volante perché faceva il rappresentante. Il suo ambiente intimo, molto più di casa nostra, era la sua adorata automobile che, anche lui, decorava con curiosi accessori. Sicché, quando mio padre prese atto che questo suo figliolo appena laureato faceva il tessitore e non il professore, mi chiese di tessergli un bel tappeto per il suo sedile di guida.
Insomma, questa idea di infilare i tappeti nelle automobili non è davvero una novità. Certamente, in origine il tappeto sta in terra perché fu inventato da gente che sedeva per terra. Poi, non si legge come né perché, anche i popoli europei (che siedono più in alto, cioè sopra dei sedili) introdussero i tappeti nel loro arredamento. Azzarderei a scrivere un'ipotesi arbitraria ma che trova riscontri documentali negli archivi delle antiche sagrestie. Presumo che il tappeto fu introdotto in Occidente come un arredo sacro per gli altari della chiesa cattolica romana. Certamente, nell'iconografia dei tappeti orientali, si risconta ben poco di cristiano. Ma forse, ai Cristiani, gli tornava anche meglio così: non si calpestano i simboli sacri, è sacrilegio! E infatti, ogni croce fu ben presto bandita dai pavimenti a mosaico paleocristiani.
D'altra parte i Nipponici, astutamente, imponevano ai mercanti europei, che volessero sbarcare e commerciare nei loro porti, di camminare su immagini sacre del Cristianesimo. Così i Portoghesi cattolici non ebbero accesso al Giappone. Mentre invece gli Olandesi protestanti, che non tenevano ai Santi ed erano molto più tolleranti, passeggiavano tranquillamente sulle icone cristiane, intraprendendo fiorenti commerci con il Giappone. Poi oggi si parla di "civiltà moderna dell'immagine" come se fosse una gran novità... mentre invece l'immagine è proprio la radice di ogni civiltà.
Tornando alla questione del tappeto, può darsi che questo arrivasse in Europa con il bottino delle Crociate e si destinasse agli altari di chiesa ma pure ai palazzi dei Nobili. D'altra parte, i Re Cattolici che invasero la Spagna, non vi estirparono insieme con l'Islam pure l'arte del tappeto, che invece continua a fiorire per secoli, con gusto europeo, fornendo di arredi preziosi gli aristocratici laici ed ecclesiastici.
Poi si arricchisce anche il Terzo Stato, la famosa Borghesia, che finalmente avrà la facoltà di adottare i costumi e gli arredi dell'Aristocrazia, sempre da essa invidiata ed ammirata per la sua raffinata e lussuosa cultura... una cultura talmente raffinata da includere i tappeti orientali. Si espande così, in Occidente, la cultura del tappeto... fino alla odierna Ikea, dove si serve pure il Quarto Stato. Così oggi, il tappeto può infilarsi in ogni casa popolare. Mai nessuno qui, però ci si siede, perché prevale l'uso inveterato dei Nobili, che il tappeto avevano adottato, non l'uso dei Nomadi che l'avevano inventato.
Ammesso tutto questo, torniamo alle automobili, alla ricerca di qualche mediazione. L'automobile è sacra: è il massimo altare dell'attuale civiltà, che ammette e giustifica i sacrifici umani degli incidenti automobilistici e, ipocritamente, li chiama: incidenti stradali... come se fosse la strada ad uccidere e non le automobili. Così oggi, occorre infiltrare un tappeto artigianale nell'ambiente sacro e industriale dell'automobile: è un atto politico fondamentale! Ciascuno di questi tappeti bisbiglierebbe qualcosa di nuovo (e insieme, di antico) all'occhio e alle natiche di chi ci siede sopra: la tessitura è un fatto culturale ma la cultura è un fatto quotidiano. Non è sufficiente sostituire i quadri con degli arazzi tessuti:
nel ristretto ambito dell'arte, già si può quasi infiltrare di tutto, ma è assai più complesso ed ambizioso infiltrare gli ambienti quotidiani.
Oltre ai sedili automobilistici, occorre di occupare con dei piccoli tappeti anche i sedili statici: che siano questi privati o pubblici, domestici o pure ufficiali. Si dice che un amore straordinario può innalzarci 3 metri sopra il cielo. Intanto l'uomo bianco, e anche l'uomo di colore candeggiato, siedono sempre a qualche decimetro sopra il livello del suolo. Peggio ancora: si siedono a tavola nascondendoci sotto più di mezzo corpo: la cosiddetta metà inferiore. E' così che socializzano, convivono e stringono accordi internazionali: seduti attorno un tavolo ma sotto sotto, e segretamente, gli sporcaccioni si fanno "piedino". Se per caso, al di fuori della spiaggia, dove è lecita persino la nudità del piede, si incontra per caso qualcuno di aspetto civile che sieda per terra, viene spontaneo chiedergli se non stia facendo yoga o qualche altra esotica meditazione.
Si può anche sorridere anzi, si deve... ma senza tappeti, come fate a volare?

CORSI di Tessitura 2013

Gli unici corsi strutturati saranno quelli classici di Telio Tribale e Tessitura Kente in Fondazione Lisio a Firenze. Chi invece volesse venire a studiare qualcosa qui a Porchiano, dovrebbe chiedere appuntamento per un colloquio preliminare. Grazie, scusate la concisione.

ultimi posti in Corso

Firenze 4-8 Giugno.
E' ancora rimasto qualche telaio libero al mio prossimo corso
Creatività del telaio ancestrale


tessere e seminare

INFO diretta con Fondazione Lisio

In SitoWeb Fondazione Lisio: Modulo iscrizione

Qui in Blog: Analitico Programma


venerdì 18 gennaio 2013

venerdì 21 dicembre 2012

Il racconto di un tappeto maghrebino

 Qui di seguito si azzarda una lettura "genealogica", nel senso che questo tappeto certamente non ricalca un disegno preventivo né tanto meno, un disegno su carta. Alla fin fine, si potrà sempre in-quadrare, in-cornicare l'Opera (vale a dire: il tappeto) in un piano geometrico e spaziale (sincronico) ma l'Operazione creativa della tessitura va compresa (ovvero goduta esteticamente) nel suo piano Temporale (diacronico). I tappeti come questo sono fatti e vanno visti come un film di fotogrammi successivi, un muro di mattoni che s'innalza... e una pianta che cresce, sia in altezza che nei cerchi concentrici del tronco.
Non va poi poi dimenticato che l'Artista raramente ha sott'occhio il lavoro che ha già fatto, perché questo gli scorre continuamente sul retro del telaio, se persino non scompare, arrotolato nel subbio... Il tessuto è passato nel Passato, non è più Presente.
Anche in assenza di progetti "spaziali", ogni Autore dispone di schemi compositivi "temporali", che possono dirigere o per lo meno, orientare la sua composizione. Innanzitutto si tratta di schemi tradizionali: tramandati, cioè trasmessi, ed appresi con l'esempio, cioè come sequenze gestuali e non per lezione scolastica. E poi ci sono pure certi schemi personali, invenzioni individuali, che faranno lo stile inconfondibile di questo o quell'Artista, quando forse il Boucherouite cesserà di essere anonimo...

40.BOUCHEROUITTE-Ourika _ 230x140cm
Dalla mostra Stile Libero "Storie di arte tessile da Marrakech"
Foto gentilmente concessa da Verolino Contemporary


Composizione rigorosamente informale dove il flusso dei nodi è puramente lineare. L'Artista ha scelto di annodare di seguito ogni striscia senza alcuna interruzione. Esaurita una striscia di un colore (s.A), ne sceglie sempre una di colore differente (s.non-A). Si realizza così un sedimento ritmico di strati cromatici, salvo poche eccezioni deliberate.
Infatti, poco dopo l'inizio (cioè in basso), campeggia una zona più spessa di Celeste (azzurro? verde?), un colore forse raro, come un lapislazzuli, nello stock degli stracci disponibili all'Artista. L'Arancione (forse rosso in origine) è un'altra tinta rara, che sarà impiegata qua e là con parsimonia scandendo il ritmo della composizione.
Alla fine, l'effetto complessivo del tappeto è quasi prospettico come un paesaggio: si conclude in una sorta di cielo uniformemente Bianco, che è traversato da due imponenti raggi di sole: giù all'orizzonte e sù allo zenit. Questi sedimenti Gialli sono volutamente intensificati, ribadendo lo stesso colore per righe successive. Lo stesso Giallo comparve fugacemente all'inizio del tappeto sovrapposto a una riga Arancione (rossa?), posta a sua volta sopra alla preziosa Zona Celeste. Questa sequenza cromatica è indubbiamente la più vivace di tutto il tappeto ed essa si presenta come in primo piano rispetto all'ipotetico paesaggio in prospettiva.
Il Giallo poi scompare dalla composizione  e dopo una breve replica, poche righe al di sopra, e si concentra tutto nel finale: ai margini inferiore e superiore del "cielo bianco". E' plausibile l'ipotesi che all'Artista abbia accantonato il Giallo ritenendolo un intruso nell'equilibrio della sua composizione principalmente in Bianco, Grigio e Nero.
Ma, approssimando il termine dell'opera, pure il suo stock di stracci/colori andava ad esaurirsi: gli sarà avanzato il Bianco, che è sempre in abbondanza, e quel Giallo inopportuno. Così l'Artista fa' di necessità virtù e intensifica il Bianco fino a renderlo quasi padrone del campo, dove infine trova senso anche il Giallo dapprima inopportuno. Così si impone pure un equilibrio tra le due zone anomale in Orizzonte e Primo Piano, bilanciate come balze più importanti poste ai due estremi di un telo arcaico.