martedì 8 settembre 2015

Versioni e ritratti di Kabir

La leggenda del Santo Tessitore - Versioni di Kabir

Testo pubblicato su carta in TessereAMano 01/2015. Qui sul Blog posso raccogliere anche molti presunti ritratti di Kabir, i quali mi pare rispecchino pure la sua identita molteplice di Autore Collettivo. Posso citare soltanto l'Autrice del disegno in copertina al libro di V. Dharwadher "Kabir The Weaver's Song": si chiama Aparna Caur. 



Sunteggio francamente da Encyclopaedia Britannica: Kabir,1440-1518, poeta-santo iconoclastico indiano, venerato da Indù, Musulmani e Sikh. Soltanto due aspetti della sua biografia sono certi: visse in prevalenza a Benares e fu tessitore di una casta inferiore (julaha) che era all'epoca ampiamente islamizzata. Sebbene Kabir sia spesso descritto come un armonizzatore delle credenze e pratiche Indù e Musulmane, più preciso sarebbe affermare che fu egualmente critico di entrambe, considerandole spesso come due cattive strade parallele. Ciò che realmente conta per Kabir è la fede dichiarata nell'unica immortale verità della vita, che egli associa egualmente con i nomi di Rama e di Allah.
Per sollevare il velo di undertstatement britannico, varrà meglio citare qualche esplicito aforisma, osservando solamente che "maestro", nel linguaggio di Kabir, è il Divino in rapporto diretto, senza alcuna mediazione di guru e sacerdoti, rituali e testi sacri, che egli satireggia anche pesantemente.

I grandi se ne vanno con la loro grandezza, - ogni pelo rizzato dalla vanità.
Ignoranti del vero Maestro - le Quattro Caste sono come l'Intoccabile.

Sono stato alla Mecca in pellegrinaggio - ma sulla strada ho incontrato Dio 
che attaccandomi briga mi urlava: - "Chi ti ha detto di andarci?"

Sapienza di sopra, sapienza di sotto - sapienza e destra e a sinistra.
La sapienza che sa cosa sia la sapienza - per me quella, è sapienza.

Ciascuno capisce la singola goccia - che si fonde nell'oceano.
Uno solo in un milione lo capisce - l'oceano che si fonde in una goccia.

Cara ragazza ascoltami! Vive il mio Amato nell'Anima mia - o la mia anima vive nel mio Amato? 
Non lo so: che cos'è la mia Anima e che che cosa il mio Amato? - Cos'è dentro al mio corpo? la mia Anima o il mio amato?

Da secoli Kabir, nonostante i suoi espliciti messaggi, è venerato come guru massimo, santo e àvatar divino... ma è pure un vero e proprio nome collettivo, proprio come Luther Blissett: è un'autorità assoluta di assoluta anarchia, dagli aspetti variamente sovversivi, sia socialmente che spiritualmente, così come si addice a ogni mistico che si rispetti, a qualsiasi latitudine di fede lo si ascriva. Sotto il nome collettivo, con la formula inserita in ogni testo: "Kabir dice...", è cresciuto un corpo sconfinato di varianti e plausibilmente, di nuovi canti, a lui tutti parimenti attribuiti... però distribuiti differentemente entro varie raccolte di testi, sacri rispetto a fedi divergenti. Le canzoni e gli aforismi di Kabir sono stati (ed ancor sono) recitati e cantati in decine di lingue e di musiche diverse, tutti scritti (quando e se) in tre almeno, alfabeti differenti.
Se la fortuna letteraria, musicale e spirituale di Kabir è immensa in India, essa arriva all'Occidente con poche traduzioni, inaugurate dal celebre Tagore, indi seguite dal Pound famigerato. In italiano, trovasi soltanto il libriccino Kabir il flauto dell'infinito (Passigli Editori, 2008), curato da Ghanshyam Singh (già collaboratore del famigerato Pound). E da quella antologia, la poesia inaugurale (Kabīr-vānī, pada 1)
O servo, dove mi cerchi?
Guarda! io ti sono vicino.
Non sono nel tempio né nella moschea:
non mi troverai nei riti o nelle cerimonie,
né nello Yoga o nella rinuncia.
Se mi cerchi davvero
mi troverai subito. Dice Kabir 
"Dio è l'alito di ogni respiro"

Questo testo emblematico è sempre e dovunque citato però è un caso rarissimo in Kabir perché qui il divino si esprime in prima persona (io)... anche se si può obiettare che (il) divino è Kabir stesso ed esso perciò si autoenuncia comunque in qualsiasi suo testo. Dopo tante inevitabili premesse, arrivo all'aspetto professionale di questo singolare santo tessitore, che può giustificarne l'autorevole presenza dentro questa rivista, che non tratta di mistica o letteratura ma apparentemente di tessitura e di arti tessimili. Nel 2011, inserivo un'icona di Kabir nel mio raro catalogo bilingue Plastic Hali, from Form to Formless Form (www.pdfcast.org). Iscrivevo nell'icona un brano dal Kabir di Tagore, che tradurrei così: "C'è chi contempla ciò che è senza forma - e chi medita invece sulla forma - ma il saggio sa che Brahma sta oltre tutt'e due." Ma lì si accennava in sostanza ad esperienze plastiche nel disegno tessile, se e quanto sia esso mentale, cerebrale o psicofisico... la famosa ispirazione di cui sopra.
Dacché dismisi ogni disegno tessile, mi sento ulteriormente autorizzato a proporre una versione personale di due poesie "più tessili" del mio venerando collega, ritradotte alla meglio dalla versione Inglese di V. Dharwadher in Kabir The Weaver's Song (Penguin Books, 2003-14, da cui pure gli aforismi succitati). Avverto solamente che la casa (Pound non c'entra, come al solito), lasciata in baraonda dal tessitore umano (nella prima poesia) ma che poi reca i segni di quello supremo (nella seconda poesia), "casa" è nel corpus kabiriano una corrente metafora del corpo, più o meno sottile che sia. In proposito, ometto di tradurre "La tela bella bella" (in Kabir Vachanāvalī, bhajan 223), per i suoi (per me) difficili riferimenti yoga... o sufi, chi lo sa? Nel multiplo Kabir, non sai mai con precisione: ad esempio, quel "servo" tradotto più sopra da Singh, secondo Dharwadher è un friend, un amico; Ed ancora, dove il primo traduce seccamente "Dio è l'alito di ogni respiro", il secondo: "Listen o brothers, He's the very breath of our breath", insomma ci interpella ed affratella. Comunque sia, la canzone che non dico, la canzone della tela bella bella, si trova su Youtube: Jhīnī jhīnī bhīnī... nelle più disparate orchestrazioni, come appunto si addice a Kabir.
Perché (scrive ancora Dharwadher):
"Quando il tessitore lasciò la sua casa, lasciò il suo tessuto non finito nel telaio con fiabe, allegorie, sermoni, satire, aforismi, indovinelli e canzoni, tutte tirate come un ordito "in progress". Nei secoli che seguono la sua dipartita, i suoi collaboratori hanno viaggiato fino alla sua bottega e si sono impegnati al suo telaio, divaricando e scegliendo, battendo nella trama filo dopo filo, completando quel grande disegno che egli aveva cominciato." E' bravo il Dharwadher! merita un'ulteriore citazioncella, prima di offrire le due promesse chicche traduttive: 
"Negli anni 60, Jacques Derrida, Roland Barthes e Julia Kristeva, tra gli altri in Francia, scoprirono che la parola testo contiene la metafora di "tessile", permettendoci di vedere un testo come un tessuto, di qui come una istanza di testualità, un insieme di testi come un tessuto continuo, di qui come una vasta macchinazione o struttura ideologica. Ma già secoli prima, in Kabir..." eccetera eccetera ed ecco le chicche: 

Il tessitore aveva pensato 
Ādi Granth, Rāga Gaudi, Shabad 54

Il tessitore aveva pensato 
Mi tesserò un corpo per me stesso -
ma questo desiderio poi non realizzò
e uscì di casa con grande frustrazione.

Nove metri, dieci metri, ventun metri
tanti per fare il lungo della stoffa.
Porto sessanta fili nell'ordito,
in nove bande di colore collegate,
più settantadue fili extra, in cimosa.

Lui misura il metraggio ma non può
lui calcola il suo peso ma non può -
e gli servono ancora cinque libbre di bozzima.
Quando chiede per la bozzima e non la trova pronta
pianta in casa una terribile scenata.

Il tessitore, maestro nel mestiere, 
padrone in casa sua,
siede al telaio tutta la giornata
ma alla fine si arrende, disperato,
Perché ho perduto questa occasione?
Abbandona i suoi vasi della bozzima,
le sue spolette ancora tutte umide
e se ne scappa di pessimo umore.

Non c'è filo che scorra
dalla navetta vuota
Non c'è bocca dell'ordito che si apra
per catturarlo e batterlo -
l'ordito s'è imbrogliato per i licci.
Kabir dice:
Lascia perdere il garbuglio,
che quella voglia misera
rimanga insoddisfatta!


Il Mastro Tessitore
Ādi Granth, Rāga Āsa, Shabad 36

Non ne indovini uno
dei suoi segreti di Tessitore:
ci ha messo solo un attimo
per tirar fuori tutto l'universo
dal suo telaio.

Mentre tu restavi qua
ad ascoltare i Veda e le Scritture...
io me ne andavo là
a distendere ogni filo del mio ordito.

Ha formato il suo telaio
con il cielo e con la terra
ha piegato sole e luna
per farsi due spole gemelle.

E quando sotto sotto, ha messo in moto
la coppia dei pedali
la mia mente ha realizzato
che è un maestro tessitore.

Ho trovato i suoi segni,
i segni di un tessitore,
proprio dentro da me, in casa mia
ed in un lampo, lo ho riconosciuto
come Rama, il divino.

Kabir dice: Ho sfasciato il mio telaio:
solo Lui, il Tessitore
può rimettere insieme ogni filo.






lunedì 21 aprile 2014

La firma di Mattia 2


A grande richiesta ho fatto un'altra firma anche nel bar, così la vedrà il popolo e non soltanto i cuochi.
Il video è di Gemma di Domenico.

bbb

venerdì 14 marzo 2014

la firma di Mattia





 


Sono stato incaricato dalla mia Pro Loco per decorare un muro alla Casetta di Parco Mattia con un lavoro celebrativo di Mattia Giurelli. Mattia Giurelli è il porchianese anarchico che ci ha donato il Parco ma sopra tutto, è quello che ci ha insegnato a lavorare insieme per il piacere della comunità. Sono molto onorato dell'incarico, per almeno 3 motivi.


1°. Per la fiducia dimostrata e me stesso, che sono un immigrato Prochianese da appena 7 anni, non ricco o importante ma povero e artista.
2°. Per l'onore affidatomi di celebrare Mattia Giurelli, che non ebbi la fortuna di conoscere da vivo ma che stimo ed venero egualmente come un vecchio zio carissimo. Da assoluto dilettante, già raccolsi e misi in rete le "Storie di Mattia", così quali sono narrate alla buona in Porchiano... suscitando e lo spregio e lo sdegno di certi storici professionali. Misi anche in rete la sua "Libreria Libertaria", cioè tutte le istruttive e curiose copertine dei libri di Mattia. Quei libri che oggi si riducono in muffa... facciamone qualcosa (io ci sto). Mi ero inventato pure una rassegna di artisti e non artisti nel Parco, intitolata ArteMattia, con lo Stato dell'Arte a Porchiano del Monte (SDAP). Ho messo pure in rete un po' di video, girati alla buona su celebrazioni, come "Il brindisi a Mattia" e  "MG an italian anarchist".
3° mio punto di onore: il muro decorato per Mattia non sta in chiesa, in palazzo o in museo ma è invece pertinente ad un'umile cucina, sebbene tutta nuova e che si inaugura il Primo Maggio prossimo, proprio laddove il popolo cucina per il popolo festante... scusate la retorica. Ciò mi onora sommamente come artista, perché "Quando ogni arte dà lume più fioco / risplende nobile l'arte del cuoco. (Daniel Spoerri)" e quando "Giulio Cesare conquistò le Gallie / chi cucinò la cena della vittoria?" (Bertholt Brecht).


Ma come celebrare Mattia sopra quel muro? Come artista o tessitore ho una certa esperienza di firme: ho tessuto molti arazzi o tappeti ingrandendo gli autografi più celebri: da Rembrandt a Napoleone. Così ho cercato una firma di Mattia, per riprodurla in grande sul muro alla Casetta. Ho cercato e ricercato ma ho trovato un suo autografo soltanto nel libro di Romildo. E' un tesserino di Pompiere Volontario in Difesa Antiaerea. Lì vi si attesta che Giurelli è maschio, alto 5 piedi e mezzo, pesa 130 libbre, occhi azzurri e capelli castani... che però non si firma Mattia, qui si firma invece "Matthew" all'americana. Ripetiamo che Mattia è stato un'emigrante, così come proprio oggi, lo sarebbero altrettanti disgraziati e che noi, Italiani di oggi o diciamo Europei, potremmo disprezzare o magari sospettare di delitti abominevoli. Per lo meno stentiamo a chiamarli con il loro nome proprio: troppo strano e impronunziabile ci pare questo nome. E così fu per Mattia, che si firmava Matthew, per darsi un più normale nome americano.


Tornando al mio lavoro, ho ingrandito al computer quella firma di Mattia (Matthew) e l'ho incollata al muro della Casetta. Poi ci ho colorato intorno coi pastelli industriali, che sarebbero una specie di gessetti. Alla fine, ho staccato dal muro la maschera della scrittura. L'effetto che risulta è quasi di un graffito con le bombolette spray. Però questo effetto è ottenuto con velocità bassissima di esecuzione: ciascun segno è la taccia di un gesto, così come si dovrebbe fare e guardare. Tutta la firma è formalmente autentica, eccetto quel puntino sulla i che sta in fondo a Giurelli, che mi sono permesso di trasformarlo nella A cerchiata, che è simbolo dell'Anarchia... tanto per mettere i puntini sulle i.

Sempre a mettere i puntini sulle i, c'è un'antica canzone che canta. "Anarchia non vuol dire bombe / ma giustizia nella libertà". L' idea anarchica propugna la solidarietà tra oppressi e sfruttati però pone l'individuo al di sopra di qualsiasi interesse o ragione collettiva: di famiglia o di classe, di patria o religione... e  al di sopra di ogni interesse o ragione economica. Molto prima di Mattia anche Gaetano Bresci, regicida nobilissimo, ritornava in Italia da Paterson, la città considerata "capitale mondiale dell'Anarchia". Come ha vissuto tutta quella gente? Si legga in rete il racconto biografico di William  Gallo, tradotto in Italiano sotto il titolo  "Compaesano d'America a Mattia" . Gallo Guglielmo è pure coetaneo di Giurelli Matthew: entrambi nati nel 1897 e poi vissuti in Paterson. Quei due si conoscevano? Non può dirsi con certezza, ma è molto verosimile perché bazzicavano nello stesso ambiente Italo-anarchico: cooperativa, circolo, ballo, teatro, mangiate sociali, molti libri, moltissimi giornali... e tante tante lotte.

mercoledì 23 ottobre 2013

Ultima udienza a Vicenza



Vicenza, sabato prossimo 26 8bre ore10. Sto nel panel di “INCONTRO CON L‘ARTE TESSILE” - tavola rotonda Presso le Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari − Contra’ S. Corona, 25.
Personalmente,  offrirò ferri da BrandaMaglia, da me stesso foggiati, per chi non avesse voglia di farsene da sé. Offro anche copie del mio sacro libro "L'Essere e il Tessere". Autografo gratis ma solo sui libri: sui ferri non ci riesco.
L’appuntamento, al quale parteciperanno gli artisti che espongono ad “ARAZZI NEI PALAZZI”, è organizzato da Fiera di Vicenza con la collaborazione del “Coordinamento Tessitori”.
http://www.abilmente.org/nqcontent.cfm?a_id=3115

domenica 20 ottobre 2013

Catalogo 2013



set5

Photoset 

a Porchiano del Monte
per la mostra "Arazzi nei palazzi"
Vicenza, OCT 2013



martedì 1 ottobre 2013

Backstage Mostra Vicenza



Vicenza, 1 Ottobre 2013



Palazzo Barbaran da Porto e Loggia Capitaniato in Piazza dei Signori. Backstage del mio allestimento per la Mostra Arazzi Nei Palazzi, che inaugura sabato pv 5 ottobre alle 11,30. Palazzo Leoni Montanari (detti Puma dagli Indiani), Contrà Santa Corona 25, Vicenza.



Chi mi ama o compatisce, accorra a sostenermi, PRIMA del copioso buffet. Grazie.