per annaffiare il blog, altrimenti mi si secca.
lunedì 14 settembre 2020
martedì 20 dicembre 2016
Outlet BrandaMaglia
Natale 2016
Outlet BrandaMaglia.
PRENDI TRE PAGHI DUE:
1 Pezzo = 5 Euri, 3
Pezzi = 10 Euri
Alla piazza di
Porchiano tutti i giorni ad ogni ora. Tel 338 6762691.
Dopo il grande
successo in Teatro alle Scale, la Divina Corriera su carta.
Edizione nuovissima in
248 pagine di cm 15 x 21, con miniature.
Il Libro costa almeno
10 Euro sulla piazza di Porchiano, anche a Bottega di Paola.
+ 2 Euro di eventuale spedizione. Bonifico
bancario o cc. postale quali vedi alla pagina
domenica 3 aprile 2016
venerdì 19 febbraio 2016
mercoledì 3 febbraio 2016
Iacopone Carcerato
Ecco qua: la mia ultima fatica letteraria. Spero che sia proprio l'ultima, perché scrivere fa male alla salute. La fatica è dedicata come sempre, a temi marginali: in questo caso a Carcere, Poesia e Maledizione.
Quanto al Carcere, giornali e tv
invocano spesso "più galera per tutti"... a meno che ci incappino
due Militi che ammazzano dei pescatori
indiani. A meno che c'incappi l'onesto cittadino che spara al ladro entrato in
casa sua, quando quello si sta già allontanando: la Proprietà è sacra, così
com'è la Patria...
la vita mica sempre.
La Poesia? Non ce ne serve altra: siamo più
che soddisfatti dalla pubblicità, che ci propina quotidianamente i suoi rimati
"consigli per gli acquisti"... non abbiamo davvero bisogno di altra
poesia.
La Maledizione: oggi basta portare lo smartphone
o soltanto i calzini sbagliati per rischiare per essere bannati... o dannati,
come si diceva prima. E prima appunto, 700 anni fa, Iacopo Benedetti (Iacopone
da Todi) è maledetto dal papa Benedetto Caetani (Bonifacio VIII), cioè
scomunicato, oltre che incarcerato per sempre.
Iacopone è un'eminenza incontestata nella Letteratura
Italiana ma è di fatto, quasi sconosciuto: è rimasto in questo modo un poeta
maledetto. Le antologie scolastiche si limitano a proporre il suo
"Compianto della Madonna" (figlio amoroso giglio, figlio bianco e
vermiglio...).
Sempre ignorate perché imbarazzanti, le invettive contro il papa e la chiesa
corrotta. Trascurate perché astruse, le composizioni ascetiche e mistiche.
Altri componimenti sarebbero troppo grotteschi e volgari rispetto all'aula e
all'aura scolastica... e comunque, la
lingua iacoponica è diventata poco comprensibile.
Perciò umilmente, ho provato a tradurre almeno una
poesia di Iacopone nella lingua corrente, con il testo originale a fronte e con
qualche mia nota storica e critica. Si tratta della Lauda 53 "De fratre Iacobo quando fuit in carcere" [Cantico de frate
Jacopone e de la sua pregionia .LV.].
Il ricco volumetto di ben venti pagine, pure illustrate,
è stampato in 100+3 copie numerate su pregevole carta uso mano da 250 gr. Chi
volesse, per 3 Euri lo trova in edicola a Porchiano e spero, pure a Giove in
farmacia. Chi non ci arriva, può richiederlo per posta a Luciano Ghersi -
piazza III Novembre 7 - 05020 Porchiano Amelia - TR. Occultate nella busta una banconota da 5 Euri, anche per il lavoro
e le spese di spedire. Chi diffida dei postini, si affidi al bonifico:
Bancoposta N°15506512 Ghersi Luciano
IBAN: IT 98 B 07601 02 8000 0001 5506 512 BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX
IBAN: IT 98 B 07601 02 8000 0001 5506 512 BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX
o al Conto Corrente Postale:
CCP. N° 15506512 intestato a Ghersi Luciano, Via
Bufalari 17, 05020 Porchiano del Monte
Se volete una copia firmata o dedicata, allora si impone
un maggiore "prezzo poetico"... a vostra discrezione.
Grazie
mercoledì 2 dicembre 2015
LINK MAP spiegazioni a ritroso
ho messo tutto il testo in fondo alla pagina
CONCLUSIONE E PROSPETTIVE
Devo
confessare che ho cessato di tracciare le mie piste alla pagina 125. E' che più
si procedeva, più che c'era da chinarsi e da sdraiarsi in terra... con la
schiena che ha già una certa età. Se avessi proseguito fino a pagina 300,
l'effetto sarebbe di molto più ricco e intricato... ma il risultato rende già
l'idea, in fondo molto semplice, anche se è stato difficile spiegarla.
Sarà
per la prossima volta, se capita, con un'altra mappa nuova, con tracciati più
volubili e più vari marcatori. Vorrei fare un lavoro collettivo e magari di
"arte pubblica", come l'intenderei: chiunque vi partecipa al disegno
delle tracce, anche se è poco alfabetizzato... anzi sarebbe meglio. Prima
ancora, si potrebbe fare insieme anche il foglio della mappa incollando le
pagine.
Sarei
disposto a farlo in qualsiasi situazione: con grandi e piccini, con e senza
aura artistica, con e senza contesto didattico, al chiuso e all'aperto. Potrei
persino arricchire la scena esponendo varie opere che già sono illustrate nel
libro malamente, grazie al mio infame editore e al suo grafico ozioso .
Apprezzerò
ogni genere di invito.
Venti
anni fa non si andava tanto in internet, almeno qui in Italia era un campo
riservato a pochissimi iniziati. Io non mi interessavo neanche di computer e
sapevo d'iper-testo solo per sentito dire. D'altra parte, il telaio per tessere
è babbo del nostro cervello, dunque è nonno del cervello elettronico e bisnonno
di internet, che ancora rimane una rete tessuta.
Forse
è per questo che, facendo il tessitore, mi saltò in mente di comporre un mio
libro, "L'Essere e il Tessere", riempiendolo di link, proprio come le
pagine internet... che manco avevo visto in fotografia.
Con
tutti quei link, volevo indicare nuove vie di lettura, traverse o trasversali
ma insomma più flessibili della retta via che tradizionalmente, ti porta dalla
prima fino all'ultima pagina. Ovviamente non si clicca sulla carta ma occorreva
rivoltarsi pagina su pagina.
Oggi
ho esploso il mio volume in uno spazio di otto metri quadri, per tracciare la
MAPPA dei LINK attraverso le pagine. Ogni traccia è evidenziata con
evidenziatori fluorescenti. Tutto qui: un evidente lavoro artigianale.
Il
libro originario, fatto a pezzi,
ricomposto e ricucito con i link, era già in sè tutta una cucitura per
non dire tessitura, che sa più complicato. Fu un gustoso esperimento, e
piuttosto riuscito, visto anche il discreto successo. Per vari lettori, fu esso
pur fonte, oltre che di piacere, di confessata o di inconfessabile ispirazione.
Come libro, è datato indubbiamente e la mappa in qualche modo, celebra appunto
il suo primo ventennale. Esso risale a un'epoca individuale e meditativa,
precedente alle esperienze collettive e diciamo educative in ambienti anche
curiosi e disparati. E' un libro precedente soprattutto alla risciacquatura (il
Manzoni mi consenta) dei miei panni o tessuti personali, nel fiume inesauribile
della tessitura popolare, prima del kente in Africa e poi del tappeto
orientale.
Oggi
non occorre quasi, comporre un secondo volume, "Tessere e Divenire",
per raccontare il seguito della prima storia. Meno male che s'è arrivati ad
internet coi suoi facili link, perché il testo del secondo volume è già tutto
diffuso e frammentato in rete, nei miei siti già fossili e dopo nei miei blog,
quasi fossili anche questi... Non ho davvero voglia di ricucire a mano tutto:
la scrittura fa male alla salute. Preferisco occuparmi dell'orto, tra i fiori e
le piante, mie sorelle e maestre.
PER
FINIRE
Non
poteva che finire con un vero e proprio link: chi volesse procurarsi il libro
originario, lo può trovare ancora al mio antico sito Web: http://www.hypertextile.net/ghersi/sh-et.htm
martedì 24 novembre 2015
LINK MAP al Circolo di Porchiano
Chi voglia può assistere o partecipare al finale
dell'opera LINK MAP al Circolo di Porchiano, sabato 28 novembre, dalle 15 alle
19 circa.
Trent'anni fa non si andava tanto in internet, era un
campo riservato a pochissimi iniziati. Io non mi interessavo neppure di
computer e sapevo d'iper-testo solo per sentito dire.
D'altra parte, il telaio per tessere è babbo del nostro
cervello, dunque è nonno del cervello elettronico e bisnonno di internet. Forse
è per questo che, facendo il tessitore, mi saltò in mente di comporre un mio
libro (L'Essere e il Tessere) riempiendolo di link, proprio come le pagine
internet... che manco avevo visto in fotografia.
Oggi ho esploso quel volume in uno spazio di otto metri
quadri,
per tracciare la MAPPA dei LINK attraverso le pagine. Ogni traccia
sarà evidenziata (evidentemente...) con evidenziatori fluorescenti.
Voglio vedere che cosa salti fuori, mi aspetto inattese
costellazioni.
Grazie per ogni mano di aiuto e grazie al Circolo Pro
Loco Porchiano "Mattia Giurelli" per l'ospitalità.
Luciano Ghersi - in facoltà di tessere
INFO TEL 338 67 62 691
martedì 8 settembre 2015
Versioni e ritratti di Kabir
La leggenda del Santo Tessitore - Versioni di Kabir
Testo pubblicato su carta in TessereAMano 01/2015. Qui
sul Blog posso raccogliere anche molti presunti ritratti di Kabir, i
quali mi pare rispecchino pure la sua identita molteplice di Autore
Collettivo. Posso citare soltanto l'Autrice del disegno in copertina al
libro di V. Dharwadher "Kabir The Weaver's Song": si chiama Aparna Caur.
Sunteggio francamente da Encyclopaedia Britannica: Kabir,1440-1518, poeta-santo iconoclastico indiano, venerato da Indù, Musulmani e Sikh. Soltanto due aspetti della sua biografia sono certi: visse in prevalenza a Benares e fu tessitore di una casta inferiore (julaha) che era all'epoca ampiamente islamizzata. Sebbene Kabir sia spesso descritto come un armonizzatore delle credenze e pratiche Indù e Musulmane, più preciso sarebbe affermare che fu egualmente critico di entrambe, considerandole spesso come due cattive strade parallele. Ciò che realmente conta per Kabir è la fede dichiarata nell'unica immortale verità della vita, che egli associa egualmente con i nomi di Rama e di Allah.
Per sollevare il velo di undertstatement
britannico, varrà meglio citare qualche esplicito aforisma, osservando
solamente che "maestro", nel linguaggio di Kabir, è il Divino in
rapporto diretto, senza alcuna mediazione di guru e sacerdoti, rituali e
testi sacri, che egli satireggia anche pesantemente.
I grandi se ne vanno con la loro grandezza, - ogni pelo rizzato dalla vanità.
Ignoranti del vero Maestro - le Quattro Caste sono come l'Intoccabile.
Sono stato alla Mecca in pellegrinaggio - ma sulla strada ho incontrato Dio
che attaccandomi briga mi urlava: - "Chi ti ha detto di andarci?"
Sapienza di sopra, sapienza di sotto - sapienza e destra e a sinistra.
La sapienza che sa cosa sia la sapienza - per me quella, è sapienza.
Ciascuno capisce la singola goccia - che si fonde nell'oceano.
Uno solo in un milione lo capisce - l'oceano che si fonde in una goccia.
Cara ragazza ascoltami! Vive il mio Amato nell'Anima mia - o la mia anima vive nel mio Amato?
Non lo so: che cos'è la mia Anima e che che cosa il mio Amato? - Cos'è dentro al mio corpo? la mia Anima o il mio amato?
Da secoli Kabir, nonostante i suoi espliciti messaggi, è
venerato come guru massimo, santo e àvatar divino... ma è pure un vero e
proprio nome collettivo, proprio come Luther Blissett: è un'autorità
assoluta di assoluta anarchia, dagli aspetti variamente sovversivi, sia
socialmente che spiritualmente, così come si addice a ogni mistico che
si rispetti, a qualsiasi latitudine di fede lo si ascriva. Sotto il nome
collettivo, con la formula inserita in ogni testo: "Kabir dice...", è
cresciuto un corpo sconfinato di varianti e plausibilmente, di nuovi
canti, a lui tutti parimenti attribuiti... però distribuiti
differentemente entro varie raccolte di testi, sacri rispetto a fedi
divergenti. Le canzoni e gli aforismi di Kabir sono stati (ed ancor
sono) recitati e cantati in decine di lingue e di musiche diverse, tutti
scritti (quando e se) in tre almeno, alfabeti differenti.
Se la fortuna letteraria, musicale e spirituale di Kabir è
immensa in India, essa arriva all'Occidente con poche traduzioni,
inaugurate dal celebre Tagore, indi seguite dal Pound famigerato. In
italiano, trovasi soltanto il libriccino Kabir il flauto dell'infinito (Passigli
Editori, 2008), curato da Ghanshyam Singh (già collaboratore del
famigerato Pound). E da quella antologia, la poesia inaugurale (Kabīr-vānī, pada 1)
O servo, dove mi cerchi?
Guarda! io ti sono vicino.
Non sono nel tempio né nella moschea:
non mi troverai nei riti o nelle cerimonie,
né nello Yoga o nella rinuncia.
Se mi cerchi davvero
mi troverai subito. Dice Kabir
"Dio è l'alito di ogni respiro"
Questo testo emblematico è sempre e dovunque citato però è
un caso rarissimo in Kabir perché qui il divino si esprime in prima
persona (io)... anche se si può obiettare che (il) divino è Kabir stesso
ed esso perciò si autoenuncia comunque in qualsiasi suo testo. Dopo
tante inevitabili premesse, arrivo all'aspetto professionale di questo
singolare santo tessitore, che può giustificarne l'autorevole presenza
dentro questa rivista, che non tratta di mistica o letteratura ma
apparentemente di tessitura e di arti tessimili. Nel 2011, inserivo
un'icona di Kabir nel mio raro catalogo bilingue Plastic Hali, from Form to Formless Form (www.pdfcast.org). Iscrivevo nell'icona un brano dal Kabir di Tagore, che tradurrei così: "C'è chi contempla ciò che è senza forma - e chi medita invece sulla forma - ma il saggio sa che Brahma sta oltre tutt'e due."
Ma lì si accennava in sostanza ad esperienze plastiche nel disegno
tessile, se e quanto sia esso mentale, cerebrale o psicofisico... la
famosa ispirazione di cui sopra.
Dacché dismisi ogni disegno tessile, mi sento
ulteriormente autorizzato a proporre una versione personale di due
poesie "più tessili" del mio venerando collega, ritradotte alla meglio
dalla versione Inglese di V. Dharwadher in Kabir The Weaver's Song (Penguin Books, 2003-14, da cui pure gli aforismi succitati). Avverto solamente che la casa
(Pound non c'entra, come al solito), lasciata in baraonda dal tessitore
umano (nella prima poesia) ma che poi reca i segni di quello supremo
(nella seconda poesia), "casa" è nel corpus kabiriano una corrente
metafora del corpo, più o meno sottile che sia. In proposito, ometto di
tradurre "La tela bella bella" (in Kabir Vachanāvalī, bhajan 223), per
i suoi (per me) difficili riferimenti yoga... o sufi, chi lo sa? Nel
multiplo Kabir, non sai mai con precisione: ad esempio, quel "servo"
tradotto più sopra da Singh, secondo Dharwadher è un friend, un amico; Ed ancora, dove il primo traduce seccamente "Dio è l'alito di ogni respiro", il secondo: "Listen o brothers, He's the very breath of our breath",
insomma ci interpella ed affratella. Comunque sia, la canzone che non
dico, la canzone della tela bella bella, si trova su Youtube: Jhīnī jhīnī bhīnī... nelle più disparate orchestrazioni, come appunto si addice a Kabir.
Perché (scrive ancora Dharwadher):
Perché (scrive ancora Dharwadher):
"Quando il tessitore lasciò la sua casa, lasciò il suo
tessuto non finito nel telaio con fiabe, allegorie, sermoni, satire,
aforismi, indovinelli e canzoni, tutte tirate come un ordito "in
progress". Nei secoli che seguono la sua dipartita, i suoi collaboratori
hanno viaggiato fino alla sua bottega e si sono impegnati al suo
telaio, divaricando e scegliendo, battendo nella trama filo dopo filo,
completando quel grande disegno che egli aveva cominciato." E' bravo il Dharwadher! merita un'ulteriore citazioncella, prima di offrire le due promesse chicche traduttive:
"Negli anni 60, Jacques Derrida, Roland Barthes e Julia Kristeva, tra gli altri in Francia, scoprirono che la parola testo
contiene la metafora di "tessile", permettendoci di vedere un testo
come un tessuto, di qui come una istanza di testualità, un insieme di
testi come un tessuto continuo, di qui come una vasta macchinazione o
struttura ideologica. Ma già secoli prima, in Kabir..." eccetera eccetera ed ecco le chicche:
Ādi Granth, Rāga Gaudi, Shabad 54
Il tessitore aveva pensato
Mi tesserò un corpo per me stesso -
ma questo desiderio poi non realizzò
e uscì di casa con grande frustrazione.
Nove metri, dieci metri, ventun metri
tanti per fare il lungo della stoffa.
Porto sessanta fili nell'ordito,
in nove bande di colore collegate,
più settantadue fili extra, in cimosa.
Lui misura il metraggio ma non può
lui calcola il suo peso ma non può -
e gli servono ancora cinque libbre di bozzima.
Quando chiede per la bozzima e non la trova pronta
pianta in casa una terribile scenata.
padrone in casa sua,
siede al telaio tutta la giornata
ma alla fine si arrende, disperato,
Perché ho perduto questa occasione?
Abbandona i suoi vasi della bozzima,
le sue spolette ancora tutte umide
e se ne scappa di pessimo umore.
Non c'è filo che scorra
dalla navetta vuota
Non c'è bocca dell'ordito che si apra
per catturarlo e batterlo -
l'ordito s'è imbrogliato per i licci.
Kabir dice:
Lascia perdere il garbuglio,
che quella voglia misera
rimanga insoddisfatta!
Ādi Granth, Rāga Āsa, Shabad 36
Non ne indovini uno
dei suoi segreti di Tessitore:
ci ha messo solo un attimo
per tirar fuori tutto l'universo
dal suo telaio.
Mentre tu restavi qua
ad ascoltare i Veda e le Scritture...
io me ne andavo là
a distendere ogni filo del mio ordito.
con il cielo e con la terra
ha piegato sole e luna
per farsi due spole gemelle.
E quando sotto sotto, ha messo in moto
la coppia dei pedali
la mia mente ha realizzato
che è un maestro tessitore.
i segni di un tessitore,
proprio dentro da me, in casa mia
ed in un lampo, lo ho riconosciuto
come Rama, il divino.
Kabir dice: Ho sfasciato il mio telaio:
solo Lui, il Tessitore
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